Il testamento di Ann Lee

Un musical su Ann Lee, la leader fondatrice dello Shaker Movement, proclamata dai suoi seguaci come il Cristo donna...
Il testamento di Ann Lee
Data:
26/03/2026
Orario:
20:30
Rassegna:
Prima visione
Regia:

Mona Fastvold

Anno:
2026
Origine:

Gran Bretagna

Durata:
130'
Consigli per la visione:
14+ visione non adatta ai minori di 14 anni

Manchester, 1736. Ann Lee nasce in una famiglia numerosa e poverissima, animata da una convinta fede religiosa. La sua devozione farà di lei la fondatrice della comunità degli Shaker, che dall'Inghilterra avrà proseliti nel New England americano: una comunità basata sul duro lavoro, l'artigianato di qualità, e la totale rinuncia a qualunque forma di violenza.

Dopo aver subìto a lungo gli appetiti sessuali del marito, che non si preoccupa minimamente della soddisfazione della moglie, e dopo aver perso quattro figli nel loro primo anno di vita, Ann Lee impone a se stessa e alla comunità la castità assoluta e si immola definitivamente al ruolo di leader spirituale, guidando gli Shaker verso la costruzione di villaggi dedicati alla loro fede, spesso osteggiati dalle comunità locali. E non saranno pochi quelli che, temendo il suo potere, la accuseranno di stregoneria...

Versione originale con sottotitoli in italiano

Cast e Credits

con Amanda Seyfried, Lewis Pullman, Thomasin McKenzie, Matthew Beard, Christopher Abbott

Costo

8€ intero; 7€ ridotto (6.50€ per Amici, Più che Amici, Sostenitori). Riduzioni valide dal lunedì al venerdì.

I biglietti possono essere acquistati: 

Alla cassa del Cinema Rosebud in prevendita nei giorni precedenti la proiezione d'interesse e in ogni caso fino all'inizio della proiezione stessa (la cassa apre sempre 30 minuti prima, e chiude sempre 30 minuti dopo, l'inizio di ciascun film). Poiché gli orari di apertura variano in base alla programmazione, si consiglia di consultarla per informazioni sull'orario di apertura della cassa. I posti non sono assegnati;

ONLINE al link di seguito indicato. L'acquisto online prevede una maggiorazione di 0,50€ sul prezzo del biglietto (non si applicano riduzioni). I biglietti acquistati online non possono essere modificati, annullati o rimborsati. È possibile acquistare i biglietti online fino a un’ora prima dell'inizio della proiezione. I posti non sono assegnati. Se il titolo d'interesse non risulta ancora disponibile per l'acquisto online, si invita a consultare il sito nei prossimi giorni.  

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Informazioni aggiuntive

Vietato ai minori di 14 anni

Critica

Alla sua terza opera dopo "The Sleepwalker" e "Il mondo che verrà", la regista e sceneggiatrice norvegese naturalizzata americana Mona Fastvold racconta come la comunità Shaker veicolasse emozioni e sofferenze attraverso il canto e il ballo (il termine "shaker" si riferisce proprio alla scuotersi, quasi come tarantolati, dei suoi adepti).

E dunque appare consona la sua scelta di fare di "Il testamento di Ann Lee", scritto insieme al marito regista-sceneggiatore Brady Corbet, un musical, e di suddividere la narrazione in canti. Ma qui non siamo in zona "La La Land", perché i balli e le canzoni di "Il testamento di Ann Lee" non hanno nulla di leggero o di "entertaining": si basano su gesti ripetitivi ed energici e lamentazioni ossessive, adeguati ad un fervore religioso fondamentalista ai limiti del fanatismo. La messa in scena dei numeri musicali è dunque allo stesso tempo ammirevole, per la potenza visiva e muscolare che rimanda a Rembrandt o a Michelangelo, ed estenuante, per la ripetitività insistita e il fervore medianico che li anima.

In questo senso l'ossessività di Ann Lee, nata dal dolore e da un'esigenza di conquista della morte (oltre che apparentemente da un'ambizione di immortalità personale), fa il paio con quella dell'architetto protagonista di "The Brutalist", e ha una simile componente autolesionista. Anche la ricostruzione storica è filtrata da una vocazione al martirio che pare appartenere a Fastvold e Corbin come autori, ed è filtrata attraverso la sensibilità artistica di una regista che tende ad esprimersi sopra le righe. Fastvold non concede alla sua storia (e agli spettatori) neppure un momento di sollievo, magari in forma di ironia, per tema di farne una parodia delegittimante della comunità Shaker. [...].

Recensione di Paola Casella