Il deserto dei Tartari

Valerio Zurlini
Italia, Francia, Germania
Giovan Battista Drogo, tenente di fresca nomina appena ventenne, per il suo primo servizio viene inviato alla fortezza Bastiani, baluardo del morente impero austroungarico, posto agli estremi confini orientali di fronte a un deserto che dai Tartari prese il nome. Un giorno, il capitano Hortiz ha visto dei nemici subito sfumati nel nulla, e lo hanno preso per visionario. Eppure, tutti nel forte attendono con ansia l’arrivo del nemico, mentre il tempo passa inesorabile e grigio. Hortiz ottiene il comando in un periodo critico, ma non così lungo da conoscere il giorno fatale...
con Vittorio Gassman, Helmut Griem, Francisco Rabal, Jean-Louis Trintignant, Giuliano Gemma
8€ intero; 7€ ridotto (6.50€ per Amici, Più che Amici, Sostenitori). Riduzioni valide dal lunedì al venerdì.
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Il romanzo omonimo di Dino Buzzati (edito nel 1940) aveva attratto da subito più di uno sceneggiatore e regista, ma tutti avevano finito con l'arrendersi dinanzi alla difficoltà di ambientazione storica. Perché lo scrittore situa la vicenda in una dimensione atemporale e la stessa Fortezza Bastiani può essere considerata un luogo non identificabile [...].
Ecco allora che l'idea viene accantonata fino al 1963, quando il libro esce in Francia in edizione tascabile. Sarà Jacques Perrin (già attore per Zurlini in "Cronaca familiare") a rilanciare l'idea. La collocazione storica viene fissata alla fine dell'Ottocento con una forte connotazione di eleganza e rigidità austro-ungarica che la famiglia Buzzati-Traverso aveva ben conosciuto. Il luogo (fondamentale) è la fortezza di Barn nel sud dell'Iran (ora distrutta dal terremoto del 2003).
Il film è fedele al libro (tranne che nel finale per problemi produttivi) perché fondamentalmente sia Buzzati che Zurlini condividevano una visione della vita dominata da un senso profondo di attesa, da una sensazione di inutilità, da una profonda malinconia.
"Vivere la vita non ha altro fine che lasciarla passare e la morte è l'unica giustificazione" così si esprimeva il regista individuando questo tema come il fil rouge di tutta la sua filmografia. Grazie a un cast di altissimo livello, Zurlini rilegge non solo il mondo di Buzzati ma ci propone anche una personale visione del pascaliano 'silenzio dinanzi agli infiniti spazi' con questo che sarà il suo ultimo film.
Recensione di Giancarlo Zappoli



